Colloquio di lavoro e comunicazione efficace - Lavoro Subito

Affrontare un “colloquio di lavoro” non è mai facile come sembra ed innumerevoli:  ansie, paure, emozioni, aspettative e timori entrano in gioco e condizionano il nostro comportamento.

Di conseguenza  le regole da seguire saranno : “mantieni la calma” e “fai di tutto per dare il meglio di te” in questo momento cruciale.

Linguaggio “non verbale” (linguaggio del corpo, postura, movimenti, segnali fisiologici, respirazione, prossemica,etc) e “para-verbale” (tono della voce, volume, timbro cadenza, ritmo, velocità dell’eloquio,etc)  sono dominati prevalentemente dall’inconscio e condizionano  la conversazione (per circa il 90%) oltre che l’esito del colloquio. E’ importante infatti, utilizzare un linguaggio che sia “efficiente”  ed  “efficace” ovvero  che sia “udito” e “compreso” dall’interlocutore. Se l’interolutore utilizza termini tecnici inerenti al lavoro per il quale ci candidiamo, faremo anche noi lo stesso. Se questo invece, utilizza un linguaggio “casual” lo faremo anche noi. Adattiamoci al suo stile comunicativo ma non utilizziamo espressioni dialettali o slang:  i recruiters non amano questo linguaggio.

Ricordiamoci che il “linguaggio verbale” (suoni e parole)  influenza solo in minima parte la conversazione (circa il 10 %), quindi cerchiamo di giocare al meglio le nostre carte e tenere a bada, per quanto possibile, emozioni e timori. Facciamo in modo che i tre livelli della comunicazione: verbale, non verbale e para-verbale, siano coerenti fra  loro.

Se affermassimo, ad esempio, di essere entusiasti per il futuro ruolo professionale (livello:verbale) ma ci esprimessimo con un tono della voce monotono e piatto (para-verbale) magari perdendo  tempo a guardarci distrattamente attorno o muovendo ansiosamente gambe e/o braccia (non verbale), invieremmo al recruiter un messaggio “incoerente” ed “inefficace” dal punto di vista comunicativo, oltre che dare di noi una cattiva impressione. Guardiamo l’interlocutore negli occhi   e manteniamo la giusta “distanza interpersonale” (non verbale), senza  avvicinarci o allontanarci eccessivamente da chi ci stà di fronte. Sfuggire allo sguardo altrui  o allontanarci troppo dall’altro, denotano  insicurezza.

Impostiamo la conversazione in chiave positiva e mostriamoci entusiasti e solari, col sorriso sulle labbra ed un’energica (ma non troppo) stretta di mano. Mai presentarsi col “musone” o sottolineare i nostri aspetti negativi e/o quello che non sappiamo fare. Vi ricordo che un recruiter cercherà il “miglior” candidato per quella specifica posizione, quindi:  non diamoli modo di pensare che “non” siamo “noi” il candidato giusto. Naturalmente il tutto deve essere filtrato da massima onestà e sincerità da parte di entrambi: una cosa è omettere aspetti negativi di noi che il recruiter non ci chiede specificatamente, un’altra è mentire sulle nostre reali capacità e competenze.  Mentire non serve: saremmo colti in flagrante in poco tempo.

Prima di presentarci al colloquio informiamoci il più possibile su scopi ed obiettivi dell’azienda, su quello che ha fatto in passato e sugli obiettivi di marketing che intende raggiungere in futuro, in maniera da non farci cogliere impreparati. Dobbiamo essere pronti a rispondere a tutte le domande che ci porranno, se siamo impreparati già in sede di colloquio lo saremo ancor di più nello specifico svolgimento delle mansioni, questo penserà il recruiter di noi.

Curiamo il nostro aspetto fisico: trucco, capelli, accessori, abbigliamento. Non presentiamoci vestiti in modo troppo “casual” e/o trascurati ma neanche come se andassimo ad un ricevimento. Il look deve essere curato e sobrio e può essere modificato a seconda del contesto. In alcuni contesti lavorativi è d’obbligo presentarsi in giacca e cravatta (o giacca e gonna, per le donne) o in divisa da lavoro (es. in alcuni ristoranti di lusso è d’obbligo presentarsi in divisa “professional”) in altri vi è più  flessibilità. Naturalmente se vi candidate per il ruolo di “pizzaiolo” non andateci vestiti direttamente da pizzaiolo: mi è capitato di vedere anche questo, ahimè!

Evidenziate le vostre “preferenze” professionali (es.:“preferisco candidarmi per il ruolo di banconista piuttosto che cameriere/a”) ma siate flessibili e fate in modo che una “preferenza” non diventi un “vincolo”, a meno che non abbiate altri obiettivi lavorativi e quella determinata mansione  non vi stà  proprio a  genio e/o sarebbe fonte di malcontento o insoddisfazione per voi. La soddisfazione/insoddisfazione lavorativa ed il livello di competenza che sentiamo di avere sul lavoro,  incidono notevolmente sulla soddisfazione nella vita in generale, quindi non accontentiamoci  un lavoro che consideriamo svalutante o degradante per noi (poi dipende dal bisogno che abbiamo, tutto è soggettivo e nulla valido universalmente e per tutti).

Cerchiamo di “ascoltare” con attenzione quello che ci viene detto senza sopraffare l’nterlocutore o gravarlo di ansie e paure tipiche di chi si sente insicuro ed impaurito.

Impariamo ad “ascoltare” poichè “l’ascolto” è una qualità che pochi possiedono ma  fondamentale all’interno della conversazione (lavorativa e non).

Impariamo a tollerare lunghi silenzi e prepariamoci a rispondere a domande stravaganti con la massima serietà e professionalità, senza infastidirci o perdere la calma.

Mostriamoci curiosi ed interessati  e poniamo domande sui compiti da svolgere ed obiettivi da raggiungere. Se abbiamo dubbi o incertezze, questa è la buona occasione per chiarire e chiedere delucidazioni.

Se il colloquio prevede più di un incontro di selezione, cerchiamo di essere coerenti durante tutti gli incontri evitando stupide contraddizioni.

E’ giusto e legittimo chiedere chiarimenti riguardo “modalità contrattuali” e “salario” ma fatelo a fine colloquio (o a ultimo colloquio se sono previsti diversi incontri).  Altrimenti dareste l’impressione di essere interessati esclusivamente all’aspetto retributivo senza reale interesse per il lavoro da svolgere. I  recruiters non vogliono uno staff che lavori per bisogno ma per reale interesse e passione. Persone interessate al “Dio denaro” se  ne trovano a migliaia e sono dovunque ma  quelle autentiche e realmente interessate al lavoro da svolgere, no. Cercate di essere voi quella rarità ed arricchite il vostro lavoro e la vostra vita di quel valore aggiunto e di quella passione che pochi hanno.

Terminato il colloquio, non chiedete l’esito. Per due motivi:

1. potrebbero esserci altre persone da valutare dopo di voi e non possono darvi una risposta immediata nel “qui” ed “ora”,

2. darete l’impressione di essere una persona ansiosa ed insicura.

A questo punto parliamo della cosiddetta: “thank you note” ovvero una lettera o e-mail  di ringraziamento e di conferma per il nostro interesse, che potremo inviare al recruiter , solo ed esclusivamente se è stato lui a darci il suo recapito. Non è obbligatoria scriverla e pochi sanno dalla sua esistenza ma di sicuro colpirete l’interlocutore e non passerete inosservati.

Cari amici, vi saluto sperando che “passione” ed infinito “entusiasmo”  siano la forza che guidino il vostro cammino lavorativo e di vita.

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